Questo racconto è già stato precedentemente pubblicato su "Pesca Sub Rimini" curato da Andrea Cuttin; quando però ho visitato per la prima volta Microavventure.it, mi sono reso conto che quello che volevo esprimere era in perfetta sintonia con la filosofia di questo sito: descrivere momenti particolarmente emozionanti vissuti in compagnia del mare. Credo quindi questa sia la sede più opportuna per ospitare il mio racconto. La tartarugaLa scelta del mese di agosto era stata ostacolata da molti frequentatori abituali dell'isola che dicevano che in quel periodo non sarebbe stato possibile godere appieno delle bellezze naturalistiche offerte. In realtà ho vissuto un'avventura, anzi una microavventura, splendida che avrei serbato per sempre nel mio cuore: l'incontro con una "Caretta Caretta".
Stavo pescando poco oltre Cala Pulcino arrovellandomi il capoccione sul perché non riuscissi a prendere le ricciole (in tempi successivi, fortunatamente, sono poi riuscito nell'intento) quando al limite di visibilità, molto avanti a me, una sagoma grigiastra enorme si muoveva sul fondo.
Prima mi sono spaventato, perché il coraggio è una dote da non sprecare, ed io lo lascio sempre a casa! Decido di avvicinarmi: la massa enorme e grigiastra era una tartarugona che trascinava dietro di se qualche metro di rete da pesca a maglia finissima in nylon perfettamente trasparente (non fosse per le alghe appiccicate qua e la). Mollo il fucile, estraggo il coltello e m'immergo. Come l'ho presa per il carapace, altro che aquascooter!: con rete e pescasub al seguito è partita come un ossesso. Dirigendola verso l'alto ho conquistato l'aria (cosa che non è dispiaciuta nemmeno a lei). La rete le aveva provocato alcune ferite lungo il collo e nella zampa anteriore destra, niente di grave così a vedersi, ma le maglie erano strette entro le piaghe formatesi e le impedivano molto i movimenti. Era stremata però, perché dopo il tentativo iniziale della maxi fuga, si è lasciata mollemente sostenere da me. Ho chiamato la mia ragazza che era sulla barca a prendere il sole perché venisse a fare mille fotografie, ed ho iniziato a tagliare la rete. ![]() ANGOLO DELL'ETOLOGO: le tartarughe mordono! Chiunque se lo fosse chiesto sappia che è così. Io sono stato abbastanza veloce da schivare la bocca ma lei certo non cercava di baciarmi. Una volta liberata dalla rete, e fatte le irrinunciabili fotografie, mi sono immerso trattenendola e, una volta a mezz'acqua l'ho lasciata: non è scappata, è partita lentamente verso il largo ed ho tentato di seguirla per alcuni metri, fino a che la fame d'aria non mi ha fatto desistere. Sono tuttora galvanizzato da quell'incontro, spero solo che le ferite siano guarite in fretta e che adesso abbia imparato che porta sfiga andare a mangiare i pescetti imprigionati nelle reti.
Buon Mare a tutti Michele Rubbini Bologna |