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  Il fascino aggressivo dei relitti  
Testi e fotografie 
di Gennaro Di Bisceglie - MicroAvventure.it 

  Il 6 giugno 2004 è ricorso il 60° anniversario dello Sbarco in Normandia, l'operazione bellica che più di ogni altra segnò i destini del II Conflitto Mondiale. Questo ci offre spunto per parlare di un'altra operazione militare di sbarco, sicuramente meno famosa e forse anche meno incisiva per le sorti del Conflitto, ma che avvenne molti mesi prima, sulla costa che si estende tra la Costiera Amalfitana e il Cilento: lo Sbarco di Salerno, dei cui relitti i fondali di quel tratto di mare sono ancora costellati.
Il fascino aggressivo dei relitti


  Nuotare stancamente nella esplorazione di un desolato pianoro sabbioso. Uno scenario piatto e monotono, che percorriamo pigramente con lo sguardo quando a un certo punto qualcosa richiama bruscamente la nostra attenzione! E scopriamo l'emozione di trovarci di fronte a un relitto che si erge dal fondo, dimenticato.

  ...E il bello è che ne avevo anche sentito parlare, di quello scafo che doveva emergere giusto di un tanto dal fondale sabbioso proprio di fronte alla mia spiaggia! E si diceva che quando l'acqua era particolarmente limpida, persino dalla barca si poteva distinguere il luccichio dorato di un'elica. Insomma, ne avevo sentito parlare tante volte, ma non ero mai riuscito a trovare nessuno che me ne indicasse con precisione la posizione. Del resto lo scafo doveva trovarsi al largo, in un punto qualsiasi del fondale sabbioso. E quella mattina di agosto che mi ero messo a pinneggiare verso il largo alla ricerca di cannolicchi, di certo non mi aspettavo niente di particolare da quella mia esplorazione. Eppure a un certo punto qualcosa attirò la mia attenzione... Ma non fu un richiamo brusco, bensì il percepire qualcosa di "strano" che poteva costituire una mira per la mia caccia: poco più di un'ombra sulla sabbia.
  E lo vidi: uno scafo, piatto, disteso capovolto sul fondale sabbioso e da quello appena sporgente, tanto da non costituire un rialzamento sensibile del fondale, se non per quei pochi centimetri con cui le chiglie si innalzavano. La forma, le dimensioni, e quelle sottili chiglie che si prolungavano a proteggere ognuna una grossa elica a tre pale, e ognuna finendo poi con un sottile timone tondeggiante, non lasciavano dubbi: era sicuramente un classico pontone da sbarco-truppe americano della seconda guerra mondiale. Ed era completamente insabbiato, tanto che l'unica elica che sulle prime si distingueva, era stata tirata fuori da qualche pesce che probabilmente vi si era ricavato accanto un rifugio, scavandovi contro.

Fotografia di Gennaro Di Bisceglie

  Che sensazione, quella scoperta...: sulle prime fui colto da un comprensibile moto di entusiasmo; poi, subito dopo, cominciai a considerare che ero lì, perso in mezzo al mare a 600 metri dalla costa, in quella particolare solitudine che solo chi se ne va in giro al largo conosce; ma sotto di me avevo scoperto qualcosa di ancora più solo, dimenticato. Immediatamente mi passarono d'avanti agli occhi le immagini dei tanti film e documentari, che potevano essere state proprie del relitto quando ancora era una imbarcazione: il mare, le onde, il rumore dei motori e lo stridio dello scafo metallico mentre urta e struscia contro le murate della grande nave da cui sta fuoriuscendo; e poi il fumo, l'odore di gasolio e di salmastro. E la tensione degli uomini a bordo...
  Già, perché un relitto vuol dire una perdita; ma un relitto bellico vuol dire morte.

  Inutile dire che quella mattina non ebbi più attenzioni per altro: cominciai a esplorare il relitto, scrutandolo e studiandone ogni centimetro. Era troppo interessante. E scoprire poi i fori che lo scafo presentava sia su una fiancata che sulla chiglia, allineati e paralleli tra loro, accentuò ulteriormente la mia attenzione per quel ritrovamento perchè quelli dovevano essere, per posizione e angolazione, i fori della mitraglia che lo aveva affondato, e io stavo proprio indagando su quello che doveva essere stato il suo destino.

Fotografia di Gennaro Di Bisceglie

  L'impatto sottilmente emotivo che ebbe su di me quel primo, casuale ritrovamento mi spinse a considerare quanti potessero essere i relitti in quella zona, di cui avevo anche sentito parlare ma che non mi ero mai curato di cercare. E incominciai a informarmi meglio per andarli, finalmente, a visitare. Per prima cosa raccolsi le tante informazioni che già avevo nel mio "archivio mentale": del resto le cose di mare mi avevano sempre interessato! Poi cominciai ad assumere informazioni tra amici e conoscenti finché, una volta raccolte le prime indicazioni generiche, presi ad andare in giro a domandare a pescatori locali e bagnini.

  Tracciai in breve tempo una prima mappa di quelli che dovevano essere i relitti più interessanti, e notai con piacere che sotto costa ve n'erano molti di più di quanti immaginassi! Quindi cominciai l'esplorazione dei primi siti segnalati. Il "mio" relitto mi aveva sorpreso, con i pochi metri di profondità a cui giaceva; ma quando poi, grazie alle indicazioni arrivai a quell'altro enorme, che dormiva sotto la sabbia a poche decine di metri dalla battigia, ci rimasi veramente male! Possibile che nessuno mi aveva mai parlato di "quello": una nave, intera anche se ormai del tutto affossata?! E il bagnino del lido lì di fronte che mi diceva che fino a qualche anno prima, alcuni dei suoi pinnacoli fuoriuscivano addirittura dall'acqua!...

Fotografia di Gennaro Di Bisceglie

  Ma quello costituì solo l'inizio della mia nuova "missione": ormai suggestionato dal loro incredibile fascino, avevo deciso che avrei cercato tutti i relitti sotto costa almeno per fotografarli, e le indicazioni che continuavo a raccogliere promettevano sempre maggiori sorprese.
  E poi sarei passato ai relitti più fondi, quelli su cui cacciare. E lì l'avventura avrebbe assunto toni ben diversi! Ma di questo ve ne parlerò in una prossima microAvventura!

I relitti di Paestum
I relitti costituiscono sempre un ambiente particolarmente affascinante, in quanto grazie alle correnti marine, ma soprattutto agli effetti elettromagnetici generati dalla loro grande massa metallica, ricreano tutt'attorno a sé un alone di acqua torbida e scura che dà loro un aspetto estremamente suggestivo. Finanche i relitti che si ergono maggiormente sul fondale, spesso appaiono come vere e proprie montagne incantate circondate da nubi, nonostante il mare tutt'attorno limpidissimo!
I relitti che costellano i fondali di Paestum si trovano un po' a tutte le quote batimetriche e sono di diverso genere. Infatti tra essi si possono riconoscere pontoni da sbarco-truppe o pontoni molto più grandi destinati al trasporto e lo sbarco di veicoli e mezzi corazzati; poi vi si trovano carrarmati, come lo Sherman di questo video e lo Sherman "DD", poi recuperato e restaurato di cui già vi parlammo in una precedente microAvventura; nonché aerei, mezzi di vario genere, e infine vere e proprie navi, tra cui quella che costituisce il famoso relitto dello Schuhmann.

Giuseppe Tortorella - 34 sec. / 1,43 Mb Un carrarmato Sherman giace sul fondale, silenzioso, avvolto dai pesci che lo abitano e dall'alone spettrale ricreato dall'acqua, sempre e inspiegabilmente torbida, che avvolge tutti i relitti. 34 sec. per 1,43 Mb di immagini dall'incredibile impatto emotivo.


Il relitto dello Schuhmann prende il nome dell'albergo sul litorale, che funge da principale punto di riferimento per la sua individuazione. Questo relitto è l'unico effettivamente segnalato sulle carte nautiche, in quanto si trattava di una grande nave che per diversi anni fuoriusciva addirittura dall'acqua nonostante i 12 metri e passa di fondale su cui era adagiata, finché poi non fu fatta "brillare" dalla Marina Militare perché effettivamente costituiva un pericolo per la navigazione in zona.
Infatti lo Schuhmann attualmente si presenta come una vasta distesa abbattuta di metallo contorto e tubi, che si ergono dal fondo di non oltre un metro o due.


Giuseppe Tortorella - 41 sec. / 1,73 Mb I relitti di Paestum sono il regno incontrastato della cernia bianca. Questo serranide viene cacciato per lo più in "caduta". Qui Tortorella esegue una discesa lentissima e assolutamente tranquilla per riuscire a portare a tiro la preda. 41 sec. per 1,73 Mb di emozione.


Naturalmente i relitti abbandonati sui fondali sabbiosi costituiscono rifugio e richiamo per moltissime specie ittiche, nonché un punto di transito per i pelagici stagionali. Infatti le prede più importanti in cui ci si può imbattere sono: cernie bianche, spigole, saraghi e pesci balestra; ma durante le stagioni adatte è facile incontrarvi anche ricciole e altri pelagici.
Le quote operative sono molto varie: dai 12 metri dello Schuhmann agli oltre 20 degli altri relitti maggiori. Inoltre possiamo anche considerare le quote ben inferiori dei relitti minori, che vanno anche da soli 3 metri ai 6 o poco più; ma bisogna puntualizzare che questi sono ormai del tutto insabbiati e non offrono tane, per cui ben difficilmente ci si potrebbe imbattere in qualche preda di rango.


Bunker della difesa costiera - Scalea CS


Lo sbarco di Salerno - Operazione "Avalanche"
- 9 settembre 1943 -


  L'Operazione "Avalanche" aveva lo scopo di agevolare l'avanzata da Sud della V Armata americana del generale Clark che proveniva dalla Sicilia, e vide l'impiego di 463 navi, riunitesi in convoglio al largo delle isole Eolie la sera prima, che trasportavano oltre 170.000 uomini con più di 3.000 tra carri armati, pezzi d'artiglieria da campagna e mezzi di trasporto.
  Lo sbarco fu naturalmente preceduto, durante la notte, da un intenso bombardamento e cannoneggiamento della costa che sarebbe stata teatro dell'operazione. Ma tuttavia questo preliminare sarebbe poi risultato del tutto inutile, se non deleterio esclusivamente per la popolazione civile della regione, visto il ritiro strategico dei tedeschi immediatamente prima dell'arrivo degli Alleati.

  Lo Sbarco di Salerno ebbe luogo all'alba del 9 settembre 1943 sul litorale che si estende tra la Costiera Amalfitana a Nord, e il Cilento a Sud.
  Al contrario di quanto si possa pensare, lo sbarco vero e proprio avvenne in modo molto diverso rispetto al più famoso Sbarco di Normandia, in quanto qui i tedeschi si erano già ritirati di diversi chilometri e quindi non opposero la minima resistenza. Solo tre giorni dopo, ovvero al mattino del 12 settembre, le forze naziste sferrarono un possente contrattacco che rischiò addirittura di ributtare in mare le forze alleate, almeno finchè non intervennero strategicamente una divisione paracadutisti americana prima, che fu lanciata alle spalle dello schieramento tedesco, e quattro corazzate della riserva strategica di stanza a Malta poi, che supportate da numerosi stormi di bombardieri pesanti, tennero per oltre sei ore lo schieramento nemico sotto il fuoco intenso, bloccandone finalmente la controffensiva.
  E fu proprio in questa battaglia, durata tre giorni, che si registrarono gli innumerevoli affondamenti dei mezzi da sbarco e delle navi che tutt'ora costellano i fondali sabbiosi del golfo.
www.loSbarcodiSalerno.it

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