Il 20 maggio, come saprete, il Mistral Club di Castellammare di Stabia organizzò a Maratea l'ultima gara selettiva campana “fuori Regione” di pesca in apnea valida per l'ammissione alla semifinale del campionato nazionale F.I.P.S.A.S.
Per farla breve, tra i 22 partecipanti alla fine emerse il nome di Michele Capolongo, del circolo La Pietra di Pozzuoli, che con 5 prede valide ebbe la meglio su nomi importanti come quello di Giuseppe Tortorella, e si aggiudicò il diritto al passaggio alla semifinale nazionale.
Per amor di cronaca, alla pesa furono 11 i carnieri validi, con saraghi e ricciole le prede maggiormente presenti. E la classifica finale vide:
1° Michele Capolongo, circolo La Pietra di Pozzuoli, con 5 pesci validi (4 saraghi e un tordo);
2° Biagio Schettino, Maratea Sub, con 2 pesci validi (un sarago e una magnifica corvina di 1.250 gr, risultato poi il pesce più grosso);
3° Giuseppe Tortorella, Canottieri Irno, con 2 pesci validi (una ricciola e un barracuda entrambi di 810 gr.);
Premio migliore preda: Domenico Esposito, Mistral Club, con un magnifico scorfano di 925 grammi.
La classifica dei circoli, basata sui quattro migliori punteggi conseguiti da ogni club, vide predominare proprio il Mistral Club organizzatore della gara.
1° Mistral Club di Castellammare di Stabia;
2° Canottieri Irno di Salerno;
3° La Pietra di Pozzuoli.
Una vittoria significativa, che premiò anche la ottima organizzazione della manifestazione. Organizzazione che, tuttavia, dovette registrare il peso di una “grande assenza”. Assenza che, oltre a costituire di per sé un problema per la sicurezza, costituì anche una
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spia indicatrice di alcuni complessi che la federazione organizzatrice del campionato e quindi delle stesse gare di selezione, la F.I.P.S.A.S., si trascina dietro praticamente da sempre.
IL GRANDE ASSENTE.
Il grande assente di quella manifestazione fu la vedetta della Capitaneria di Porto. Infatti, e purtroppo, durante la gara in campo non si vide alcun natante della Guardia Costiera. Mancanza che poi risultò anche di un certo peso, visto che, essendo una bella giornata, erano presenti nell'area diversi diportisti nautici, alcuni assolutamente intenzionati a transitare nonostante l’ordinanza emanata a riguardo dalla Autorità portuale. Questa evenienza procurò non pochi problemi alla direzione di gara. Infatti diversi furono gli episodi spiacevoli che potevano anche tramutarsi in incidenti, e che comunque potrebbero tuttora aver prodotto un certo risvolto negativo. Uno di questi episodi fu abbastanza rilevante. Si trattò di un motoscafo che, noncurante delle segnalazioni provenienti dalle barche di appoggio alla gara, cercò di continuare sulla propria rotta che lo portava in direzione di alcuni atleti immersi, desistendo dall'intento solo quando venne letteralmente bloccato da 3 scafi di assistenza accorsi a tagliargli la strada. E pure in quel momento il diportista aveva preteso di passare, e solo alzando i toni finalmente aveva rinunciato.
L'episodio in questione rivestì e riveste una certa importanza per diversi motivi. Primo, perché si mise in pericolo la incolumità dei partecipanti alla gara; poi, perché diversi scafi di assistenza furono costretti a lasciare il loro servizio per intervenire in modo deciso al fine di dissuadere il diportista dal continuare su quella rotta; e infine, e questo è il risvolto negativo probabilmente di maggior peso, un episodio del genere rischia sempre di gettare una nota di discredito sulla nostra categoria di appassionati e sportivi. Il discredito deriva dal fatto che gli scafi costretti a deviare, e quest’ultimo “intestardito” in particolare, si erano visti fermare da normali persone che dichiaravano di farlo per la presenza di una gara di pesca subacquea. E a un cittadino male informato e non consapevole della esistenza di una specifica ordinanza portuale (e sappiamo bene quanti diportisti ignorino persino le più elementari regole della navigazione
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ordinaria...) ciò non può che apparire come un "atto di arbitrarietà e prepotenza da parte di pescatori subacquei", in quanto sul campo gara formalmente non appariva, appunto, la Capitaneria ad affermare il vincolo temporaneo che era stato da essa stessa sancito.
Infatti già solo la presenza di una imbarcazione con le sue insegne, anche solo ancorata al centro del campo gara, avrebbe innanzitutto portato i diportisti in transito ad assumere una maggiore attenzione a quanto stava accadendo lì attorno, dando loro consapevolezza che vi fosse in atto qualche manifestazione ufficiale; e inoltre avrebbe fornito il dovuto credito e ufficialità a chi, dal gommone e anche a proprio rischio, si occupava della sicurezza degli uomini in immersione.
Ora, a chi toccava, in tale occasione, richiedere, magari insistendo di fronte alla emergente invadenza di natanti da diporto sull'area, la presenza della Capitaneria? Chi mai, se non la Federazione Italiana Pesca e Attività Subacquee, ente riconosciuto dal C.O.N.I. e quindi dallo Stato, già presente in loco con un proprio giudice federale?
Credo sia bene considerare tutto ciò, e non dimenticarsene nelle prossime gare ufficiali.
Mi auguro che la Federazione raccolga questa indicazione, e si mostri più attenta a quelle che sono le reali esigenze degli agonisti in campo, assicurandosi sempre, nelle competizioni future il presidio dei mezzi della locale Capitaneria. Del resto, una gara di pesca in apnea ben meriterebbe di svolgersi sotto l’egida della Guardia Costiera, visto che il nostro è forse lo sport più puro per chi si dice “vero appassionato di mare”.
G. D. B.
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