

Editoriale di Gennaio (2006)
Come abbiamo tutti potuto vedere e apprezzare, Internet ha
avuto il grande pregio di riunire e amalgamare la grande schiera di pescatori
subacquei presenti sul territorio. Schiera grande e diffusa, ma che tuttavia ha
sempre sofferto di una "micronizzazione" che non le consentiva di sviluppare una
propria "etica". Cosa che ha portato molti appassionati ad assumere, come etica,
l'unica in un certo senso "visibile", sul panorama, ovvero quella delle
competizioni sportive.
Attualmente la nostra categoria sta ancora cercando di
uscire da un periodo di oscurantismo che, nonostante albori dignitosi se non
addirittura gloriosi, a causa di anni di trascuratezza e qualche "incidente di
percorso" come l'ormai famoso Mondiale di Cuba, ci ha fatto riscoprire
vulnerabili alle critiche di animalisti e ambientalisti: cosa che faceva giuoco
a chi era alla ricerca di un capro espiatorio che giustificasse il
depauperamento marino provocato da anni di pesca professionale spregiudicata,
appoggiata da una politica assistenzialista altrettanto disinvolta.

Eppure critiche e accuse mosseci da tanti ambienti animalisti, hanno invece finito col produrre un affinamento, e un rafforzamento, di quella che comincia a farsi largo come "la nuova etica" del pescatore subacqueo. Etica che passa attraverso l'assoluto rispetto per l'Ambiente in chiave maggiormente ecologistica, e per gli animali, prede o meno che siano. Ma il pescatore odierno dev'essere anche attento e rispettoso a leggi e regolamenti, magari cercando finanche di sensibilizzare le persone che vivono il mare in maniera meno corretta.
E proprio su queste considerazioni possiamo, oggi, fondare la nostra etica, abbracciando, e anzi rivendicando, un ruolo ambientalistico concreto: noi-attenti osservatori del mondo sottomarino, noi-accorti da sempre all'Ambiente e alla Natura, noi-divulgatori di informazioni sulla salute del mare che, seppur non catalogate ufficialmente, tuttavia si diffondono anche al di fuori del nostro ambito. Anzi, a questo proposito sarebbe interessante notare l'esempio francese, che vede gli appassionati alla pesca in apnea (non agonistica) riuniti sotto una egida federativa facente apertamente riferimento al valore scientifico della loro attività: la Fédération Francaise d'Etudes et Sports Sous-Marins!
E tutto questo offre, come contropartita, la possibilità di rivendicare seriamente i nostri diritti di cittadini fino a ieri inascoltati.
Come vedete, non c'è nulla di nuovo sotto al sole. I più accorti già avevano impressi nel proprio animo questi valori, e nell'etica non vedevano certo un problema. Tuttavia restano da sensibilizzare tanti pescatori subacquei che ancora vedono nella "quantità" il metro per giudicare le proprie pescate, dimenticando, invece, che il rapporto con il mare è qualcosa di ben più intimo.
Del resto, una singola cattura gode di maggiore memoria.
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Durante una accesa discussione su un sito dedicato alle immersioni in ARA, in cui si dibatteva sulla etica dello "uccidere" il pesce durante le nostre battute di pesca, scrissi l'intervento che segue, che fu poi riportato sul forum di BluWorld dall'amico Emmanuel Termini con il titolo:
GLI INGREDIENTI MARINI
...L"uccidere" è solo l'ultimo ingrediente di quella attività (la pesca subacquea, n.d.r.) che tutta insieme porta a comprendere sé stessi e la propria Natura. Gli ingredienti di questa attività sono:
- la ricerca del coraggio per entrare in
acqua,
- l'esplorazione di un nuovo ambiente,
- l'esplorazione delle
proprie sensazioni,
- lo star soli con sé stessi,
- il senso
d'avventura,
- la concentrazione,
- lo sforzo fisico generale,
- la
concentrazione psichica,
- l'equilibrilo psicofisico,
- l'acquaticità,
- l'apnea,
- le sensazioni della profondità,
- l'esame dell'ambiente
circostante,
- l'avvistamento dei pesci e degli altri animali,
- la loro
osservazione,
- l'interazione con essi,
- l'accrescimento della capacità
di avvicinarli,
- l'accrescimento del controllo dei propri movimenti
nell'acqua,
- lo sviluppo della capacità di recepire i segnali
dell'avvicinamento della preda,
- lo sviluppo della capacità di "sentire" la
preda,
- il riconoscimento della preda,
- il controllo della propria
emotività,
- l'allineamento del proprio corpo con la preda,
- la
valutazione dei movimenti della preda,
- la valutazione dei propri movimenti
per avvicinare la preda,
- le capacità di conoscenza dei propri strumenti
(brandeggio)
- le capacità balistiche,
- la cattura,
- il controllo
dell'apnea nelle fasi critiche,
- il recupero della preda.
Ecco: questi sono gli ingredienti "marini" (perché ce ne
sarebbero altri di altra ambientazione) che mi sono venuti in mente. E se ti
sembra che manchi "l'uccisione" è perché questa costituisce una piccola parte
della voce "recupero della preda".
Quindi, come vedi, se finalmente riesci a
leggere con un po' di attenzione, non si "uccide per capire la Natura", ma "si
diventa pesci nel mare" per conoscere la propria interiorità, le proprie radici
ancestrali, e la Natura di cui siamo parte.
Gennaro Di Bisceglie